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serafino

disegno di Leila

LA STORIA DI SERAFINO – FIABA SUL FIDARSI DELLE PROPRIE RISORSE

Il Cerchio dei papà e delle mamme a Montevecchia (LC)

Martedì 2 febbraio 2021

Sintesi di Maria Casiraghi e Roberta Cassia

Nell’anno 2020/21 si è scelto di tornare alle radici dello stile Astrid : la fiaba come porta d’ascolto del mondo interiore. Il Cerchio dei papà e delle mamme lavorerà a partire dagli spunti offerti dalle fiabe che via via si andranno leggendo insieme. Sempre con la circolarità, l’assenza di giudizio, la trasversalità che caratterizza il nostro lavoro.

La storia di Serafino affronta la tematica dell’avere fiducia nelle proprie risorse. Come sempre le fiabe Astrid vengono trasformate, adattate e scritte a più mani, seguendo l’ispirazione dettata dalla necessità specifica del momento.

Serafino è un bambino veloce e furbo a cui viene affidato il compito di portare al re il necessario per allestire il banchetto al palazzo reale. 

Prima di partire, il papà dona al suo piccolo un amuleto, che gli avrebbe donato forza e fortuna al bisogno. Davanti agli altri, Serafino si vergogna un po’ di questo dono, ma si fida del papà , lo prende e parte.

Il bimbo si gode l’esperienza di attraversare il bosco, con tutte le sue meraviglie. Raccoglie ogni cosa che trova sulla sua strada e la infila nel suo sacco senza accorgersi che il sacco è rotto: semina ciò che perde e raccoglie ciò che trova, e così fa finché, con il passare del tempo, sopraggiunge la paura e lo sconforto. Il bosco, suo amico, appare ora spaventoso e nulla è come prima.

Arriva il pianto e con esso il ricordo del papà e dell’amuleto, il tesoro che avrebbe ridato forza, speranza e coraggio per riprendere il cammino con passi veloci e sicuri. Ecco Serafino tornato se stesso!  

Giunge al palazzo reale senza nulla di ciò che gli era stato consegnato alla partenza, ma il suo zaino è pieno di quanto ha raccolto nel bosco. 

Allestisce una tavolata degna di un re, la meraviglia del re è così sincera da garantire a Serafino il titolo onorevole di Cerimoniere di corte.

La fiaba termina con il ritorno di Serafino dalla mamma e dal papà che lo attendono felici a casa.

Nel gruppo, il viaggio di Serafino arriva ad essere paragonato, come una metafora, al figlio/a che va a scuola.

Nella storia questo bambino simpatico insegna la fiducia di credere nel papà e in ciò che gli consegna, vince la vergogna di non mostrarsi “grande e autonomo abbastanza da fare a meno del papà” e vince il timore che possa essere giudicato ridicolo il proprio papà. In tal modo Serafino insegna la fiducia nelle proprie risorse, intese come bagaglio personale di attitudini e valori che ci agganciano alla nostra storia personale (il papà, il nonno…). Il magico talismano altro non è se non ciò che mi riporta alle mie radici, al radicamento nella mia storia ed è magico proprio perché il collegamento non è razionale ma totalmente emotivo, è il senso del “voler bene”, del sentimento.

Quando si è scoraggiati e in difficoltà, se si riesce a mantenere il legame con il genitore nel sentirsi da lui amati allora arrivano le meraviglie che abitano in noi. 

Questo è pure l’atteggiamento che aiuta a stare a scuola e imparare.

Serafino è un bimbo creativo: perde delle cose che gli vengono date, ma lui sa trovarne altre ancora più funzionali perché sono realmente sue e dunque lui le sa utilizzare bene, tanto da trarne poi il massimo risultato possibile. 

Serafino è simpatico perché non si scoraggia, è l’antidoto alle lamentele, che così tante energie divorano. Non si fa bloccare dalla sfiducia e ha compreso bene che attingere alla sua intelligenza creativa è qualcosa di molto vicino al fare ciò che va fatto, con amore.

Serafino procede nella sua vita con il senso del “fare bene ciò che è richiesto”, ma è bravo perché trova la sua strada e le sue strategie. Così può vincere il giudizio e la svalutazione degli altri e alimentare la sua autostima.

È testardo e coraggioso, il suo animo è creativo e sensibile. Il suo approccio alla Natura e al suo essere figlio è la sua ispirazione. 

Serafino raccoglie e conserva oggetti che altri, seguendo la logica, avrebbero visto inadeguati e non avrebbero nemmeno notato: questa è la sua specificità, lo rende speciale. Aver compreso questo rende Serafino un bimbo “di successo”, nel senso che gli permette di essere attento e di raggiungere i risultati sperati.

Il re (la società nella quale viviamo) si accorge delle caratteristiche proprie di Serafino e, saggiamente, le accoglie e gli dà rilievo, superando le barriere della logica razionale e della ripetizione, che vorrebbero una tavola apparecchiata “come al solito”. Il re sa valorizzare non solo il bambino, ma tutta quanta la sua storia (i suoi genitori) e il suo modo speciale di amare la vita.

E tale è il desiderio che emerge nel gruppo rispetto alla scuola e alle realtà che viviamo.

La fiaba: La storia di Serafino

Nel reame del tempo che vola c’era un bambino di nome Serafino.
Un giorno gli fu affidato un compito davvero speciale: doveva portare al re, che viveva in un castello molto lontano, un enorme sacco contenente tutto il necessario per un grande banchetto: tovaglie, dolci, pietanze, bicchieri, vassoi e piatti d’argento.
Per questo compito ero stato scelto il bambino più veloce e più furbo di tutti. Sapeva cavalcare il vento e ascoltare la voce degli alberi, sembrava quasi non aver paura di nulla… certamente non si sarebbe perso e sarebbe arrivato a destinazione in breve tempo.

Il giorno stabilito Serafino salutò tutti, abbracciò forte il suo papà che gli mise in mano un amuleto portafortuna e gli disse:
“Serafino, vedrai che ce la farai e quando ti sentirai solo e avrai paura, stringi forte l’amuleto e ti darà forza! Buona fortuna bambino mio!”

Serafino fece un mezzo sorriso ma un po’ si vergognava di quello che la gente avrebbe potuto pensare di questa strana idea del papà… ma senza pensare troppo a quello che dicono gli altri si fidò e lo prese. Partì con il suo sacco in spalla e si inoltrò nel bosco.
Non aveva tanta paura anche perché gli animali gli tenevano compagnia e le stelle gli sorridevano.

Cammina, cammina, il peso del sacco cominciò a farsi sentire.

Serafino amava quel bosco, amava osservare tutto quel mondo e di tanto in tanto si fermava a raccogliere un fiore, una pigna, un sasso, una foglia grande quanto la sua faccia, una castagna… e così via!
Tutto gli sembrava meraviglioso, così apriva il suo sacco già pieno e infilava orgoglioso il suo bottino.

Passo dopo passo, però, il sacco si bucò ma Serafino non se ne accorse.
Il buco inizialmente era piccolo ma… TIC… cadde un cucchiaino… TIC… cadde
un bicchiere. Al piccolo buco se ne aggiunsero altri, ma Serafino non vide nulla e continuò a seminare dietro di sé buona parte del contenuto.
Quando se ne accorse, cercò di rammendare i buchi e raccogliere ciò che era caduto e riprese poi il cammino, ma quando si voltò vide che il sentiero era di nuovo cosparso di oggetti magnifici e brillanti.

Sconsolato raccolse tutto e rammendò di nuovo i buchi, che però si riaprirono subito.
Per tre giorni e tre notti tentò di venirne o capo.
Vagava nel bosco in cerca di tutto ciò che aveva perso, senza sapere come fare. Ormai non mancava più molto tempo al banchetto… iniziò ad avere paura.

Arrivata la sera, stanco e scoraggiato, si sedette sotto ad un albero.

Non era per niente tranquillo, si sentiva solo e anche il vento che lo aveva
accompagnato nel suo viaggio ora faceva paura, fischiava così forte che Serafino iniziò a piangere.
Iniziò a pensare: “Come farò? Mi hanno scelto perché pensavano che fossi veloce e coraggioso e invece… eccomi qua. Non farò mai in tempo ad arrivare… il re sarà deluso, il papà anche…”.
Ma appena pronunciò quella parola gli venne in mente l’amuleto portafortuna che aveva avuto in dono, così lo tirò fuori dallo tasca, lo prese in mano e iniziò a dire: “PENSANDO AL MIO PAPA’ LA PAURA PASSERA’… PENSANDO AL MIO PAPA’ LA PAURA PASSERA’…”.

Continuò a ripetere questa frase per molto tempo, tanto che pensò anche al papà del suo papà e così si addormentò.

Nel sonno sentì perfino una voce che gli disse: “Serafino, fidati di te… pensa alle tue risorse, pensa a chi sei, da dove arrivi… pensa a noi che siamo la tua famiglia… anche al nasone di tua nonna e a quello sdentato di tuo nonno e vedrai che con la tua fantasia riuscirai a fare cose meravigliose!”. Serafino sorrise e questa volta non perché si vergognava!

Così la mattina seguente si svegliò con il canto di alcuni uccellini che stavano saltellando proprio sulla sua testa. Si guardò intorno e la paura era scomparsa, si sentiva più forte, così mise in tasca il suo amuleto, in spalla il suo sacco pieno e adagio si incamminò verso il castello fermandosi ancora a raccogliere ciò che gli piaceva… tempo ce n’era!

Dopo non molto arrivò davanti al castello dove un guardiano lo stava aspettando. Il guardiano aggrottò le sopracciglia, lo guardò e disse: “Era ora, pensavo che non arrivassi più… hai tutto l’occorrente per apparecchiare? Vediamo un po’!…”.

Ma quando aprì il sacco vide solo fiori, pigne, piume e anche delle stelle: allora guardò Serafino e disse: “Ma cosa sono tutte queste cose? Come pensi di addobbare il banchetto? Temo per te figliolo che il re si arrabbierà, ma non sono certo io a giudicare, ora va e vedremo cosa saprai fare”.

Serafino per un attimo pensò di essere a scuola, ebbe paura di non essere capace di fare quello che doveva, ma subito si ricordò di essere al palazzo. Così strinse l’amuleto e si fece coraggio e portò il sacco nella stanza dei ricevimenti. Rimase da solo per un paio d’ore e quando tutto fu pronto, chiamò il re, che rimase a bocca aperta.

Il re fu proprio sbalordito da come erano state apparecchiate le tavole: al posto dei piatti vi erano delle foglie colorate, tavole coperte da fiori profumati, vassoi di rami, uccellini variopinti che volteggiavano qua e là, ma la sorpresa più grande era il vivido luccichio diffuso nella sala, sembravano stelle vere!

Il re guardò Serafino e disse: “Oh bambino fortunato! Mai ho visto un tale banchetto!”

Serafino rimase al castello per tutto il ricevimento, partecipò a tutte le danze e assaggiò ogni delizia, fu nominato solennemente cerimoniere di corte e fu così che in seguito si recò ogni anno al castello per allestire, con rinnovata meraviglia di tutti, il grande banchetto del re come mai nessuno aveva saputo fare prima di lui.

Serafino felice, ma anche tanto stanco, arrivò di corsa a casa dove il papà e la mamma lo stavano aspettando, raccontò tutto quello che era successo e festeggiarono il suo ritorno con un bel brindisi!