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mago di ghiaccio

disegno di Leila

L’INCANTESIMO DEL MAGO DI GHIACCIO – FIABA SULLA PERDITA DELLA SENSIBILITÀ E IL BLOCCO

Il Cerchio dei papà e delle mamme a Montevecchia (LC)

Martedì 2 dicembre 2020

Sintesi di Maria Casiraghi e Roberta Cassia

Nell’anno 2020/21 si è scelto di tornare alle radici dello stile Astrid : la fiaba come porta d’ascolto del mondo interiore. Il Cerchio dei papà e delle mamme lavorerà a partire dagli spunti offerti dalle fiabe che via via si andranno leggendo insieme. Sempre con la circolarità, l’assenza di giudizio, la trasversalità che caratterizza il nostro lavoro.

Alla serata è presente una delle due autrici della fiaba, Dott.ssa Simona Carlevarini , pedagogista.

L’autrice racconta come nascono le fiabe che vengono poi usate nelle attività di A.St.Ri.D. Associazione Studi Ricerca Demetra, formazione e prevenzione a sostegno della famiglia.

La fiaba L’incantesimo del mago di ghiaccio nasce in seguito alla richiesta di una biblioteca di presentare una fiaba narrata e giocata. Le due autrici, abituate a scrivere a partire dalle emozioni che si registrano al momento, si soffermano sulla difficoltà ad intercettare alcuna emozione e quindi il blocco a scrivere la storia. Ecco trovato l’argomento della fiaba: il blocco emotivo. 

Il congelamento diventa anche blocco fisico. Si è paralizzati nel contattare il proprio legame di figlio, fino ad arrivare all’impossibilità di abbracciare il proprio genitore.

Nel corso della serata alcuni partecipanti non sono riusciti a collegarsi per svariati motivi, disguidi nella comprensione dei messaggi o disguidi tecnici. Il blocco, come raccontato nella fiaba, è agito  durante la serata.

Riflettendo sulla fiaba che abbiamo utilizzato insieme c’è il senso del grande dolore che inchioda e congela i sentimenti… abbiamo condiviso che, spesso, se c’è un cuore amorevole, il grande dolore non riesce a spegnere la fiamma.

Emerge che nei confronti dei nostri figli si spendono tutte le energie che si possono chiamare a raccolta ma a volte non basta perché ciò che parte da noi, per qualche motivo, non arriva ai nostri figli…e dunque la frustrazione e il senso di colpa sono forti.

Nel gruppo si è nominato il sentirsi impotenti nella vita dei figli.

La difficoltà a stare su quel confine tra la richiesta del figlio di avere sempre dietro di sé il genitore ad evitargli le scomodità del vivere e il lasciargli la possibilità di costruire una propria esperienza in sicurezza.

La difficoltà a tenere insieme la visione e i valori che sono della famiglia e quelli che sono veicolati dai vari contesti del sociale.

Si è nominata l’importanza del mantenere aperto il canale della sensibilità e del sentimento, perché fa sentire vivi e in crescita. Per farlo occorre riconoscere emozioni comode e scomode senza sentirsi fragili e attaccabili. I bambini vanno allenati a farlo, i genitori hanno da fidarsi del loro sentire e nominarlo ai figli.

Quando la sensibilità  smuove in modo troppo intenso e diventa spiacevole o scomodo sentire, si può arrivare all’anestesia che congela e toglie empatia.

L’amore del genitore è curativo, resta fondamentale in qualunque caso ma deve essere il figlio che chiede al genitore orientamento e conferma per sè. Quindi è utile che ci sia da parte di tutto il contesto sociale una costante conferma che il rimedio è riferirsi al genitore, pur con eventuali loro limiti. Quando non si riesce ad accedervi c’è una qualche interferenza, il blocco ne è un segnalatore.

Alcune interferenze possono essere anche intergenerazionali, affrontarle e scongelarle serve per bonificare la propria storia, quindi a far evolvere, se non addirittura guarire . È costruire il ponte verso il proprio mondo affettivo.

La fiaba: L’incantesimo del mago di ghiaccio

C’era una volta, tanto tempo fa, un paese molto lontano, dove vivevano Pino e Rosina.

Questo paese molto lontano era come tanti altri paesi, ma era caratterizzato da un torrente vivace che rimbombava sulle pietre e che divideva il paese in due, in mezzo c’era un vecchio ponte di legno costruito dai vecchi saggi che abitavano lì.

Ogni tanto in questo paese succedeva qualcosa di strano. Ogni tanto, si alzava un vento freddo, passava una nuvola grigia e qualcuno degli abitanti rimaneva bloccato lì dov’era, trasformato in un pezzo di ghiaccio, e per un po’ non poteva più muoversi né parlare. Poi, dopo poco, la nuvola passava, il vento calava, il ghiaccio si scioglieva e tutto tornava come prima e molti non si accorgevano neppure di quel che era successo.

Come tutti i giorni i bambini andavano al di là del ponte per andare a scuola. Non erano contenti di andarci…alcuni facevano in modo di arrivarci il più tardi possibile, altri facevano di tutto per far passare il tempo velocemente così da sentire meno il peso…e qualche volta si inventavano dei giochi azzardati e un po’ pericolosi.

Un giorno però, mentre i bambini stavano giocando, il vento iniziò a soffiare più freddo del solito, il cielo si coprì tutto di nuvoloni grigi; poi si sentì una risata sinistra e una voce gridare: “Bloc!” Era il Mago di Ghiaccio, con il suo terribile incantesimo: all’improvviso tutti, ma proprio tutti, rimasero bloccati, come tanti blocchi di ghiaccio. Chi camminava per la strada, chi giocava, chi mangiava, chi dormiva, tutti furono immobilizzati e trasformati in statue di ghiaccio, anche il ponte diventò un blocco di ghiaccio.

Pino voleva chiamare il suo papà, ma la voce si bloccava: “PA……”, e si sentiva la voce del Mago di Ghiaccio: “Paralizzato!”.

Rosina cercava disperatamente di chiamare la sua mamma, ma anche lei riusciva a dire solo: “Ma…..” e il Mago di Ghiaccio diceva: “Mai, non ce la farai mai”.

Tutti pensavano che sarebbe finita presto, ma passarono un po’ di ore e non era successo ancora niente. Si avvicinava la sera e Pino e Rosina  iniziarono ad avere veramente paura. Il vento diventava sempre più freddo, il cielo sempre più scuro. Tutte le cose intorno stavano perdendo i loro colori e stavano diventando grigie.

Arrivò la sera e poi la notte e ormai non si sentiva più nessun rumore, tranne il vento e gli scricchiolii del ghiaccio. A un certo punto risuonò lontano la risata malvagia del Mago di Ghiaccio, e si sentì rimbombare la sua voce: “Bloc, bloc, bloc. Ah, ah, ah , rimarrete per sempre bloccati, tutti quanti, le mie statue di ghiaccio. Ma non preoccupatevi, pian piano non sentirete più niente, neanche il freddo e non proverete più né gioia, né dolore, non avrete più fantasia e non riuscirete più ad inventare quei giochi così inutili.

Poco a poco non vi ricorderete più niente, neanche chi è il vostro papà e la vostra mamma… i vostri ricordi saranno… congelati! Per sempre…”

Arrivò la mattina e tutti i colori erano spariti del tutto. Tutto il paese era grigio, immobile, silenzioso. 

Pino, Rosina e tutti gli altri bambini avevano molta paura, avrebbero tremato se non fossero stati congelati, ma ormai non sentivano neanche più i loro piedi, le mani, la testa. Avevano paura e basta e si sentivano strani: non riuscivano più a ricordare bene cosa fosse successo, anzi, quasi quasi si stavano dimenticando proprio tutto.

L’incantesimo del Mago di Ghiaccio era davvero molto potente, quasi invincibile, QUASI invincibile…ma c’era una cosa che non si poteva congelare…e lui si diceva tra sé: “Speriamo che quei marmocchi non scoprano la risposta al mio indovinello:

“Se ti vuoi salvare alla cosa più importante devi pensare, senza cosa non si può stare?”

La risposta è l’amore della mamma e del papà.

Infatti, a un certo punto, nel silenzio, a Rosina  sembrò di sentire una voce, che le ricordava qualcosa… ma sì, era la voce della sua mamma, che cantava: “Il mio amore ti salverà, tutto il ghiaccio scioglierà. Ricordati un bell’abbraccio e piano piano si scioglie il ghiaccio”. 

Poi Pino sentì la voce del suo papà, prima piano piano, poi sempre più forte: “Ricordati un bel momento e ti passa lo spavento. Ricordati il mio amore ed ecco che torna il sole”.

La mamma di Rosina e il papà di Pino continuarono a cantare finché i due bambini si accorsero che potevano muovere un piede, poi anche l’altro, poi le mani, la testa: poco a poco il ghiaccio si stava sciogliendo.

Alle prime voci se ne aggiunsero altre: tutti i genitori del paese cantavano la canzone e tutti i bambini iniziarono a scongelarsi.

Il Mago di Ghiaccio, con i suoi occhi azzurri freddi e di ghiaccio, non capendo cosa stava succedendo, iniziò a urlare: “Noooooooooo! Fermi tutti. Bloc. Bloc. Bloc. Ma cosa sta succedendo. Ho detto Bloc.” Ma ormai non poteva fare più niente. Tutti cantavano, i genitori e i bambini e il ghiaccio si scioglieva lentamente e dolcemente.

Il Mago di Ghiaccio iniziò a sciogliersi anche lui, gridando con voce sempre più debole e più lontana: “Nooooooooooooo” e si sciolse tutto, finché scomparve per sempre. 

A questo punto, le nuvole grigie si diradarono e il vento si calmò. Piano piano tutto riprese colore: l’erba diventò di nuovo verde, rispuntarono i fiori, il cielo diventò azzurro e tornò a brillare il sole. Com’era giallo e caldo, com’era tiepida l’aria adesso.

Tutti i bambini, ormai scongelati, si accorsero però che il ghiaccio aveva rotto il   ponte in mille pezzi.

Come potevano tornare a riabbracciare i loro genitori? Insieme al loro cuore si era scongelata anche la loro fantasia…bastava pensare alla cosa più importante.

In un attimo tutti i bambini, senza dover fare a gara, cominciarono a ricostruire il ponte con tutto ciò che trovavano intorno a loro: chi prese dei sassi, chi portò dei legni, chi delle liane, e una volta terminato ognuno di loro di corsa cercò con lo sguardo i suoi due genitori che erano sparpagliati fra tutto il gruppo… tutti si asciugarono al sole. 

Com’erano felici di poter di nuovo camminare, saltare, correre, danzare e abbracciarsi. Dopo tanta paura fecero tutti insieme una danza sotto il sole cantando la canzone che li aveva salvati dall’incantesimo del Mago di Ghiaccio: “Il mio amore ti salverà, tutto il ghiaccio scioglierà. Ricordati un bell’abbraccio, piano piano si scioglie il ghiaccio. Ricordati un bel momento e ti passa lo spavento. Ricordati il mio amore ed ecco che torna il sole”.