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In che modo la relazione genitori e figli favorisce l’apprendimento scolastico
illustrazione di Maria Marta Bertolio

In che modo la relazione genitori e figli favorisce l’apprendimento scolastico

Relazione dell’incontro tenutosi presso l’Istituto Scolastico Unico di Tesserete nel dicembre 2001.

Carmen Greco

psicopedagogista, psicologa, psicoterapeuta  iscritta all’Albo, specializzata in psicodidattica dell’espressione.

 

Maria Casiraghi

insegnante coordinatrice con formazione psicoanalitica, iscritta all’Albo degli psicologi .

Il tema della serata pone una questione importante, riguardante il processo di formazione e crescita dei figli.

In questo incontro si è voluto sostenere l’importanza della relazione figli-genitore (in modo particolare si fa riferimento al genitore omologo, cioè dello stesso sesso del bambino quale garanzia necessaria per lo strutturarsi dell’identità psicosessuale in età evolutiva) per agevolare l’apprendimento scolastico.

Può essere illuminante fare chiarezza sul significato etimologico della parola apprendere. Apprendere significa ricevere qualcosa da qualcuno, quindi essere nutriti, alimentati (dal latino ab aliquo aliquid accipere).

Allora la prima forma di nutrimento (il latte) la riceve il bambino dal rapporto simbiotico con la mamma. Il latte è l’origine dei nutrimenti che il bambino riceve successivamente nel corso della sua vita e che si configurano come sapere .

Recuperare il significato originario può chiarire il legame esistente, sin dalla nascita del bambino, tra apprendimento emotivo e cognitivo. Se mi alimento di amore (dal verbo latino alo,alis alui alitum, alere e per traslato alitum che significa soffio vitale), posso alimentarmi anche di sapere.

Il nutrimento che il bambino riceve dalla mamma non è solo freddo cibo da  metabolizzare, ma è anche affetto e nutrimento emotivo che viene scaldato dal calore dell’abbraccio e che pertanto può essere meglio digerito dal bambino.

Qualche genitore ha obiettato che il proprio figlio è stato allattato col latte artificiale, ma il bambino è cresciuto bene lo stesso.

Viene da dire che è cresciuto e vive proprio perché il latte ricevuto è stato ben digerito grazie all’amore ricevuto. Ciò significa che il bambino può meglio tollerare qualsiasi esperienza se è mediata dall’affetto dei genitori.

Questo è possibile anche nel caso di genitori adottivi, i quali possono “alimentare” e testimoniare la continuità dell’amore ricevuto dal bambino dai genitori naturali attraverso il concepimento.

I genitori naturali hanno dato al bambino la vita e del cibo che però deve ancora essere cucinato.

I genitori adottivi sono paragonabili a dei cuochi che hanno il compito di cucinare sapientemente l’amore che il bambino ha ricevuto e al quale può attingere nel corso della sua vita.

L’abbraccio è un gesto antico e simbolico che ripropone costantemente e tangibilmente la possibilità per il bambino di attingere ad una risorsa primaria che è l’amore dei genitori, amore che ha innanzi tutto una valenza emotiva.

Non a caso abbiamo invitato i genitori ed il direttore a disporsi in cerchio, quale richiamo simbolico all’abbraccio e al senso di accoglienza primaria che sperimenta il bambino.La compresenza del direttore e dei genitori è stata inoltre una conferma sulla possibilità di dialogo tra scuola e famiglia, tra area emotiva ed economica.

La richiesta emotiva (simbiotica) del bambino , la richiesta del fare (economica) della scuola

La richiesta dei bambini che è di tipo emotivo viene comunemente interpretata e sostituita con la richiesta di fare, di imparare cose nuove, usare quante più tecniche è possibile.

Questa è una deformazione che invade tutto il campo delle relazioni e del vivere , quindi anche della scuola.

E’ anche questa una forma di consumo , lascia poco spazio al vissuto. Mentre invece perché l’esperienza si registri nella memoria e aiuti a crescere in modo positivo, ha bisogno di essere vissuta in una situazione di benessere emotivo.

Per benessere si intende quella serenità psicologica determinata dal sentire di essere amati e stimati anche di fronte ai propri limiti o ai propri difetti.

Per imparare è necessario un investimento emotivo senza il quale chiunque rimarrebbe fermo e bloccato .

Lo dimostrano molto bene quei bambini che pur imparando, anche molto, necessitano di controllo su tutto: fatti, situazioni e persone. Con la richiesta di ripetere le stesse cose e con scarse, se non nulle, possibilità di affrontare dei pur minimi cambiamenti.

Per questo è importante per i bambini la presenza del proprio genitore omologo all’interno della scuola, anche se per breve tempo, ciò permette loro di dare continuità ed investimento emotivo all’apprendimento scolastico.Di fronte a situazioni dove viene loro richiesto una “prestazione”, nasce il timore di essere giudicati o inadeguati (spesso fortemente accentuato dalla scuola), si trovano a gestire una situazione emotiva fortemente coinvolgente, per questo motivo scappano o comunque possono essere in difficoltà.

Il benessere che i genitori rappresentano per i figli non è dovuto tanto alla quantità delle cose che conoscono o che fanno, ma è la loro stessa e semplice presenza. Bastano quelle gambe su cui ci si può arrampicare per trarre rifugio e rassicurazione.

Il poter ascoltare una storia in braccio al genitore permette al bambino di vivere qualsiasi emozione o sentimento e lasciarsi coinvolgere da quanto sta sentendo.

In tal modo ha l’occasione per esercitare la propria sensibilità, sapendo che, se il coinvolgimento diventa troppo, tra le braccia del papà o della mamma è in un rifugio sicuro.

Anche il genitore può intervenire interrompendo o deviando il fiume emotivo, quando sente che è troppo per il proprio figlio e riesce a farlo con estrema naturalezza, per puro istinto.

Per i genitori è fondamentale avere la consapevolezza delle proprie possibilità di ascolto dei figli e ancor più della capacità innata di mettere in atto risposte e forme di aiuto, nei modi e nei tempi, che solo essi stessi possono sapere, per ogni singolo figlio.

Non quindi, secondo una regola univoca di comportamento, ma dando una risposta individuale, centrata alla richiesta emotiva di ciascun figlio.

E’ fondamentale che i genitori abbiano fiducia di quanto sentono dai loro figli e delle risposte, da dare, che sentono affiorare in loro stessi. Così come è fondamentale il confronto e la fiducia nella coppia, tenendo conto del ruolo di ognuno rispetto al figlio, se genitore omologo o genitore altro.

L’incredulità che spesso prende i genitori di fronte a questa evidenza è la stessa incredulità del figlio a sentirsi tanto profondamente legato al genitore.

Dall’altro lato é importante per i figli legittimarsi la relazione con il genitore omologo.

Quando questo non avviene assistiamo a comportamenti che mascherano la richiesta, dando il via a modalità di richiesta e di rifiuto della stessa : si sta bene con la mamma ma si cerca il coinvolgimento dell’estraneo; si vuole la mamma vicina ma quando c’è si corre in giro e lontano da lei. Così come a scuola fanno apparire più brava e più autorevole la maestra, squalificando il genitore e negando al contempo il proprio bisogno di genitore.

Legittimarsi lo spazio con la mamma, per le bambine, come lo è  per i maschi con il papà, significa dare ordine e significato alle cose, uscire dalla confusione e dal disorientamento.

Il genitore: fonte di benessere per il figlio a scuola

L’amore che si sperimenta con il genitore omologo dà proprio la forza per affrontare le difficoltà, le confusioni, porta orientamento dove sorge disorientamento, permette cioè di affrontare i tanti cambiamenti che i bambini nel processo di crescita devono continuamente attraversare.

E i bambini quando sono piccoli dividono a frammenti la vita, dove uno esclude l’altro, poi man mano sempre meno, fino a quando si orientano nel gestire la diversità affettiva delle varie situazioni e relazioni che vivono.

Perché ciò avvenga non basta che aumenti il numero degli anni, occorre che maturi la capacità di vivere emozioni e sentimenti e i bambini lo fanno a partire dalla coppia dei genitori, dove iniziano con il preferire uno e allontanare l’altro.

Poi, man mano il figlio saprà accedere ad entrambi i genitori, lo farà distinguendo ed orientandosi a seconda della propria identità sessuata da costruire.

Il genitore omologo, acquista la valenza di riferimento primario (essendo dello stesso sesso del figlio), il genitore altro diventa la primaria conferma della risorsa d’amore con l’omologo.

Per i genitori la ricchezza di essere coppia, è di cogliere aspetti diversi, magari anche ambivalenti dello stesso figlio, è quella di rendere visibile i modi del volersi bene, è di tenere presente e dare continuità all’amore, anche l’amore del genitore nel momento che può mancare o che è in difficoltà.

Per il bambino la coppia dei genitori diventa la primaria esperienza per distinguere nelle relazioni facendo unità. Ma è anche il luogo dove, per primo, le difficoltà del figlio portano divisione e disaccordo. Il bambino, in particolare quello che fatica ad accedere alla risorsa primaria affettiva, fatica a capire che l’amore del genitore nei suoi confronti è totale, senza che nulla sia a lui tolto dalle altre relazioni che il genitore ha.

L’amore non è una torta da dividere, ogni rapporto è esclusivo per le caratteristiche specifiche proprie.

Quando poi un figlio entra a far parte di strutture organizzate come la scuola, si trova a vivere relazioni di tipo diverso e anche la famiglia appare sotto una visuale differente.

Il figlio la vede misurarsi con una organizzazione che non è propria e richiede la loro lontananza .

Il genitore a scuola, con la sua presenza, ha il valore di dare continuità alla relazione primaria anche dentro alla scuola, rendendo emotivamente importante quel luogo agli occhi del figlio facendolo diventare parte integrata e significativa per la sua esistenza.

A scuola i bambini, ma anche gli adolescenti, e anche oltre, se non hanno risolta la richiesta affettiva primaria, mantengono questo bisogno nel tempo, bisogno che è continuamente e sempre

maggiormente negato, per il solo fatto che il genitore non c’è, e aumentando l’età nella scuola c’è sempre meno.

Anche dopo l’orario scolastico il figlio ha bisogno fisicamente di sentire vicino a sé il genitore, per recuperare la propria sensibilità. Gli serve per ricaricarsi di fiducia, di energia, ritrovare se stesso dopo che si è caricato di confusione, rabbia, paura, stati emotivi propri e non propri, assorbiti a scuola.

Quando un figlio non vuole questo contatto con il genitore, dà un segnale di allarme che va raccolto e a cui va data risposta. Il figlio tiene lontano da sé la propria risorsa emotiva perché ha sofferto troppo durante il tempo precedente e recuperarla fa stare male.

I bambini non sono allenati a questa sofferenza e nemmeno hanno l’esperienza per sentire l’amore e il benessere che esso dà, anche oltre la vicinanza fisica.

Quando sono piccoli, quando c’è poca esperienza dello spazio, del tempo e del sentimento, la  distanza è pari alla perdita, la sofferenza è senza fine.

Con l’esperienza del benessere primario si tollera la distanza,  il silenzio, la riflessione, si ha la calma. Stare bene significa prima di tutto stare bene con se stessi: con il proprio corpo, con la propria voce interiore, la voce del sentimento, senza l’ascolto e la crescita della quale, non c’è crescita emotiva.

Ogni individuo ha una sensibilità che è propria e che gli è stata data in eredità dai propri genitori. Gli è indispensabile per poter vivere nel migliore dei modi tutte le situazioni, problematiche o meno, che la vita propone ogni giorno. Gli permette di conoscere meglio, in modo diretto, le persone, la realtà sociale che lo circonda, di assumere responsabilità, di volere e di volersi bene, di amare la propria e l’altrui vita.

Nel nostro contesto culturale c’è la difficoltà a comprendere quale incidenza concreta abbia la sensibilità emotiva, nell’apprendimento scolastico e nella crescita globale della persona.

Spesso è confusa o circoscritta all’espressione artistica, è confusa e sostituita con le varie forme d’arte, quando invece l’arte è uno strumento per esprimere il mondo interiore, per comunicarlo. Guai se l’arte fosse fine a se stessa, diverrebbe pure essa interferenza alla crescita della persona.

I bambini a volte possono essere in difficoltà, sentono le proprie emozioni in modo così forte senza saperle distinguere e gestire, tanto da spaventarsi e vergognarsi. Il disagio che ne deriva disturba e compromette l’apprendimento, ma può essere alleviato con una educazione adeguata, utile ad appropriarsi della propria sensibilità anziché annullarla con il controllo (ciò sarebbe benefico anche per le persone adulte).

L’insegnante : mediatore della comunicazione figlio-genitore omologo.

Recuperare il riferimento naturale (genitore omologo) nel percorso di crescita dei figli aiuta a fare chiarezza sul ruolo dell’insegnante.

Quante volte l’insegnante si è prestata per fare da “vice genitore” dispensando coccole e carezze? Ciò significa “ agire “ il bisogno di affetto che il figlio fa fatica ad esplicitare o a legittimarsi nei confronti del genitore e che invece proietta sull’insegnante.

L’insegnante a volte si presta così a rispondere a questa richiesta affettiva, per altro in un contesto dove sembra esserci poco spazio per quella che viene definita intelligenza emotiva.

All’opposto anche un atteggiamento rigido o distante, da parte dell’insegnante, può esprimere al genitore la difficoltà da parte del figlio ad accedere al proprio mondo emotivo (di solito questa tendenza è più riscontrabile nell’adolescente) e di conseguenza alla risorsa genitoriale dell’omologo.

In entrambi i casi, l’insegnante fa da specchio al conflitto presente nel bambino, da una parte vi è il desiderio di accedere alla risorsa genitoriale, dall’altra vi è una difficoltà a lasciarsi amare per paura del rifiuto o per paura di non reggere l’intensità dei sentimenti.

Ma l’insegnante non è il genitore. Può tuttavia essere un mediatore della comunicazione figlio-genitore omologo, quindi può aiutare a ricondurre il bambino al riferimento naturale:

“le coccole si possono chiedere direttamente alla mamma e al papà”; “i genitori accolgono i propri figli e continuano a volere loro bene anche se prendono un brutto voto a scuola”.

In tal modo l’insegnante evidenzia la continuità del legame d’amore anche in un contesto sociale (scuola)  in cui il genitore non è fisicamente presente.

Ciò contribuisce a rassicurare l’alunno e riqualifica l’insegnante, nel ruolo prezioso di mediatore della relazione figlio – genitore omologo.

Il bambino si rassicura , poiché può ritrovarsi costantemente e alimentarsi dell’affetto del genitore, anche nei momenti di difficoltà scolastici.

Questa riflessione può servire da stimolo per ripensare una scuola in cui l’insegnante non abbia solo competenze cognitive, ma anche emotive, non dobbiamo dimenticare che l’uomo ha cuore e ragione.

Si vuole così evidenziare il concetto di formazione globale.

Terminiamo la dispensa ringraziando i partecipanti alla serata per la ricchezza messa in circolo,

quale patrimonio comune a cui attingere per la riflessione e crescita personale di ognuno.

Riteniamo sia questo un contributo per aumentare la capacità di prevenzione al disagio infantile e migliorare la qualità della vita di tutti.

È dal benessere dei bambini che migliora la qualità di vita delle famiglie, della scuola, della comunità più allargata.